Corridoi umanitari, sì della Commissione Libe ad un quadro europeo di reinsediamento

Si è appena concluso il voto in LIBE sulla proposta di istituire un quadro europeo di reinsediamento. Ancora una volta, i principali gruppi politici hanno dato prova di grande responsabilità nel trovare compromessi che salvaguardano lo spirito del reinsediamento: uno strumento di protezione, e un meccanismo di ripartizione delle responsabilità.

Non dobbiamo infatti dimenticare che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati calcola che per l’anno in corso saranno oltre 1,19 milioni le persone nel mondo bisognose di reinsediamento, a fronte delle 80 000 circa reinsediate nel 2015. E’ pertanto giunto il tempo di agire, concretamente.
Con questo voto la nostra commissione prosegue il suo lungo cammino verso l’istituzione di un sistema di asilo comune fondato su atti giuridici vincolanti. E’ quello che abbiamo chiesto con l’adozione della risoluzione sull’approccio olistico al fenomeno migratorio, votata lo scorso aprile dal Parlamento e di cui sono stata co-relatrice. Un atto politico forte che segna il cambiamento di rotta verso una politica migratoria sostenibile e solidale che tra gli altri strumenti prevede delle vie di ingresso legale in Europa. Il voto di oggi è una conferma del nostro impegno a lavorare in questa direzione.

Grazie ai nostri emendamenti alla proposta originaria della Commissione, creiamo un quadro giuridico affinché i cittadini di paesi terzi e gli apolidi bisognosi di protezione internazionale arrivino in modo legale e sicuro nel territorio di tutti gli Stati membri.

Stiamo parlando di donne, uomini e bambini che vivono al di fuori dal paese di cui hanno la cittadinanza, in condizioni spesso disperate, impossibilitati a far ritorno nei loro paesi di origine perché vittime di violenza e persecuzione.

Ma si tratta anche di persone, molto spesso minori, vittime di tortura, abusi sessuali, disabili, anziani, esseri umani che necessitano cure specifiche.
I criteri di ammissibilità ai programmi di reinsediamento sono stati ampliati grazie ai nostri emendamenti. Non abbiamo potuto non tener conto delle vittime di genere e di chi non è libero di esprimere il proprio orientamento sessuale.

Abbiamo però insistito nel tener separato il reinsediamento dal ricongiungimento familiare, strumento quest’ultimo che dovrebbe essere mantenuto quale meccanismo chiave per garantire il diritto fondamentale alla vita familiare.

Il reinsediamento dei familiari non dovrebbe essere utilizzato infatti per le persone che avrebbero altrimenti il diritto di raggiungere la loro famiglia in uno Stato membro in modo tempestivo attraverso altre disposizioni legislative previste dal diritto dell’UE o nazionale.

Infine, abbiamo preferito non specificare delle quote annuali di reinsediamento per ogni stato membro, piuttosto abbiamo optato per un target sulla base delle proiezioni dell’UNHCR, attore chiave e partner dell’Unione europea nell’attuazione dei reinsediamenti.

Abbiamo inserito la disposizione secondo la quale il piano europeo di reinsediamento deve prendere in piena considerazione le raccomandazione del Commissione delle NU. Il piano europeo deve includere un numero di persone da reinsediare tale da riflettere come minimo il 20% del fabbisogno annuale elaborato dalle proiezioni dall’Alto commissariato per i rifugiati.

La parola ora passa al Consiglio. Con il voto finale, abbiamo dato il mandato negoziale al Parlamento affinché, in tempi rapidi, cerchi un compromesso con i 27 Stati membri.

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