A Modena potrebbe aprire il Centro per i rimpatri, ma non è una soluzione efficace

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Questa la mia nota sull’annunciata apertura del Cpr.

L’europarlamentare modenese del Pd Cècile Kyenge, di ritorno dal Niger dove ha studiato in prima persona la sostanza del fenomeno migratoria, interviene sull’annunciata apertura di un Cpr a Modena. Ecco la sua dichiarazione:

“A Modena potrebbe aprire il Centro per i rimpatri che diventerà il prossimo CPR regionale. Come già accaduto con l’esperienza del Centro di Identificazione ed Espulsione, anche questa non sarà una soluzione semplice. Da una parte la grande dispendiosità delle risorse umane necessarie per il funzionamento della struttura, che come giustamente indica il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli non possono essere sottratte al lavoro quotidiano sul territorio, dall’altra gli ingenti costi che comporterebbe la ristrutturazione dei locali dell’ex CIE. La notizia si è diffusa proprio nel momento in cui giungevo in città, di ritorno da una missione di studio sul fenomeno migratorio in Niger. Tra la capitale Niamey ed Agadez, ho avuto la possibilità di toccare con mano, le realtà sociali ed economiche, particolarmente indigenti, dalle quali partono i migranti, o attraverso cui transitano, essendo il Niger ritenuto un paese di origine e di transito delle migrazioni. Particolarmente dominata da incontri e confronti con le autorità locali nigerine, la missione era anche finalizzata a verificare l’efficacia delle politiche europee messe a punto per cercare di rallentare le partenze dei giovani dall’Africa. Al termine della missione, è apparso chiaramente che il fenomeno migratorio deve essere gestito e governato con un approccio olistico globale che parte dall’intervento sulle cause profonde nei paesi d’origine fino ad arrivare a politiche efficaci di accoglienza e integrazione sui nostri territori. Non può essere affrontato quindi con iniziative di sola sicurezza, evitando di ripercorrere gli errori del passato che hanno portato alla chiusura del Cie per mancanza del rispetto dei diritti umani e delle tutele dei lavoratori. La promozione dello sviluppo locale dei contesti africani di partenza appare sempre più come il primo rimedio all’immigrazione, cosi come nei contesti locali quale la nostra città, occorre promuovere una più ampia filosofia di accoglienza diffusa. In diverse città italiane, la sperimentazione dell’accoglienza diffusa, con il coinvolgimento delle famiglie che accolgono singole persone e ne favoriscono l’integrazione, ha dato risultati migliori per i singoli e per la città stessa. Le risorse andrebbero utilizzate per incentivare, promuovere e sostenere tutte le attività del territorio che si impegnano quotidianamente per seminare la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione”.

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