Un’Agenda europea per la crescita: il diritto ad un’opportunità per ciascuna persona

L’Europa che vogliamo deve cambiare verso perché il rigore da solo forse rimette in ordine i conti, ma riduce le opportunità e aumenta disuguaglianze e intolleranze. Quale ripresa può generare la mortificazione dei diritti e delle opportunità? Non può esserci una crescita economica senza uno sviluppo anche sul piano sociale. Per favorire la ripresa dell’Europa, nell’economia e nei valori, ogni cittadino deve avere l’opportunità di esprimere al massimo le proprie potenzialità. Soprattutto chi è stato colpito dalla crisi e penalizzato dalle scelte politiche. II riconoscimento concreto dei diritti e delle opportunità, per chi è europeo da generazioni e per chi lo appena diventato, è li cuore del concetto di cittadinanza ed è l’unica via per permettere ai cittadini di esprimere liberamente ii proprio potenziale e dare il proprio contributo allo sviluppo. L’Europa-tecnocratica che oggi produce regole rigide deve trasformarsi in una comunita politica, che garantisce a ciascuno ciò di cui ha bisogno per realizzare il proprio sogno e progetto di vita.

LAVORO: salario minimo garantito in tutta Europa

Problemi. La crisi ha prodotto l’aumento drammatico della disoccupazione, la frantumazione di diritti connessi al lavoro, la progressiva perdita di potere di acquisto degli stipendi, l´indebolimento della contrattazione collettiva e il dilagare di forme di lavoro precarie sono questioni che meriterebbero una forte azione a livello europeo.

Strategia. Dobbiamo garantire la parità di trattamento tra tutti i lavoratori, maggiori opportunità di lavoro e condizioni professionali adeguate. Bisogna attrezzarsi per coglierne le nuove potenzialità in emersione.

Le mie proposte:

  • Salario minimo in tutti gli Stati membri: chiedere al Consiglio Europeo che gli Stati membri si impegnino a definire un salario minimo garantito nazionale al fine di permettere condizioni decenti di vita e ridurre le crescenti disuguaglianze.
  • Rimettere al centro dell’Agenda politica europea il tema del lavoro
  • Investire sul lavoro per ridurre i tassi di disoccupazione soprattutto giovanile e femminile
  • Intensificare le forme di controllo sulle condizioni di lavoro
  • Sviluppare la competenza dei lavoratori ultratrentenni anche attraverso la formazione in azienda
  • Combattere e contrastare il fenomeno dei lavoratori poveri in Europa

GIOVANI: dare un’opportunità a tutti i giovani

Problemi. I giovani sono stati i soggetti più penalizzati dalla crisi economica. Hanno visto ridursi drasticamente le loro potenzialità e possibilità occupazionali. Hanno visto andare in fumo e rendere prospetticamente inutili gli sforzi e gli investimenti fatti in termini di studio, di ricerca e di esperienze.

Strategia. Dobbiamo aumentare le possibilità di lavoro per i giovani, evitare al fuga di cervelli, consentire ai giovani di varcare la porta del loro futuro. Dobbiamo dare ai giovani l’opportunità di mettersi in gioco.

Le mie proposte:

  • Incentivare il coinvolgimento di giovani laureati e qualificati in progetti innovativi delle imprese
  • Ridurre l’abbandono scolastico ed assicurarsi che almeno il 40% dei giovani ottengano una laurea o un diploma
  • Promuovere la riforma dei sistemi formativi e del mercato del lavoro, investendo in conoscenza e ricerca, soprattutto alla luce delle trasformazioni tecnologiche
  • Scommettere sul Servizio Civile Europeo strumento universale e come occasione per accrescere le proprie competenze e potenzialità professionali
  • Aumentare le risorse destinate al programma Garanzia giovani ed estenderlo ai giovani disoccupati al di sotto dei 30 anni
  • Promuovere l’utilizzo dei Fondi europei del settore e in particolare del programma Garanzia Giovani

IMPRESE: favorire l’accesso al credito delle PMI

Problema. Le imprese non riescono ad accedere al credito per far fronte al rischio d’impresa e per sviluppare innovazione. Non sono adeguatamente supportate per attivare strategie di internazionalizzazione.

Strategia. Dobbiamo aiutare le imprese a creare occupazione. Bisogna essere al fianco delle PMI e sostenerle nelle loro strategie di investimento in ricerca, innovazione e internazionalizzazione. Dobbiamo sostenere il rischio imprenditoriale.

Le mie proposte:

  • Creare strumenti e agevolazioni per favorir l’accesso al credito delle PMI
  • Sostenere le PMI nelle loro strategie di internazionalizzazione
  • Promuovere nuove strategie per vincolare le banche a destinare al credito d’impresa una proporzione del loro capitale. Utilizzare in pieno i fondi Ue per le PMI, compresi i venture capitals e i project bonds
  • Sostenere e incentivare le imprese ad accrescere l’investimento in innovazione e ricerca, anche attraverso i fondi della Banca Europea per gli Investimenti per la condivisione dei rischi, destinati a progetti altamente innovativi
  • Sviluppo di strategie di rete intelligenti in grado di mettere sistema imprese, università, mercati
  • Favorire l’avvio di nuove imprese anche attraverso la riduzione di tempi e i costi
  • Lanciare un programma specifico per lo sviluppo delle imprese sociali, definire uno statuto europeo delle imprese cooperative, investire nelle imprese sociali e dare piena attuazione all’agenda della Commissione europea per gli investimenti sociali
  • Incoraggiare il dialogo sociale e la contrattazione collettiva tramite una cooperazione sempre più stretta delle parti sociali nella dimensione europea per combattere contro il dumping salariale e garantire condizioni di lavoro e diritti del lavoro uniformi in tutta l’Unione europea
  • Promuovere l’uso dei Fondi europei del settore e in particolare aumentare le risorse del programma europeo a sostegno della ricerca e dello sviluppo, Horizon 2020, dall’1,8% al 3% del PIL dell’Unione europea. Escludere gli investimenti in ricerca e sviluppo dal calcolo del “deficit eccessivo”

SOCIALE: verso un welfare generativo

Problemi. La crescita economica, il rilancio dell’occupazione e lo sviluppo del sistema delle imprese impongono la creazione di un nuovo sistema sociale in grado di supportare efficacemente le famiglie nella gestione dei propri bisogni.

Strategia. Si tratta quindi di andare in modo spedito verso un welfare equo e generativo, che sappia guardare con attenzione a tutte le risorse disponibili (umane, sociali ed economiche) e che sappia responsabilizzare e rigenerare ogni forma di risorsa. Dobbiamo costruire un welfare che applichi il principio ‘più resa meno spesa’ che possa consentire ad ogni risorsa di rendere al massimo e consumarsi al minimo.

Le mie proposte:

  • Allargare la gamma di offerta di servizi per bambini, garantendo qualità, flessibilità
  • Rafforzare e ampliare il diritto al congedo parentale e le opportunità per orari di lavoro flessibili, applicando e migliorando le direttive europee esistenti
  • Rafforzare il divieto di discriminazione delle donne in tutti gli ambiti, applicando la direttiva europea in materia.
  • Varare una direttiva orizzontale che metta al bando in ogni ambito della vita delle persone ogni discriminazione fondata sul genere, l’origine etnica o sociale, la lingua, la religione, le convinzioni personali, le opinioni politiche, l’appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età, l’orientamento sessuale. L’attuale direttiva è limitata solo all’ambito lavorativo e va ampliata.
  • Combattere il gender pay gap che si ripercuote anche sulle pensioni aumentando il rischio di povertà per le donne e lavorare per una legislazione europea che sancisca il principio “uguale salario per uguale lavoro”;
  • Promuovere l’applicazione piena della Direttiva vittime, del mandato europeo di protezione e della direttiva sul traffico di esseri umani, relative ai diritti, all’assistenza e alla protezione delle persone che hanno subito reati;
  • Attivare politiche di contrasto alla povertà attraverso riducendo il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà del 25%.
  • Introduzione graduale di un Reddito Minimo Europeo sopra la soglia di povertà dal 2025, che sia almeno il 60% della media salariale nazionale, seguendo la proposta di Direttiva quadro per il reddito minimo proposta dal gruppo S&D

TECNOLOGIE: meno burocrazia con le nuove tecnologie

Analisi. La rapida diffusione delle nuove tecnologie sta modificando le modalità comunicare. Le tecnologie non sono utilizzate adeguatamente e a sufficienza per combattere gli la burocrazia, semplificare i tempi delle procedure e abbattere i tempi di risposta.

Strategia. Promuovere un uso efficace delle tecnologie anche nella direzione di ridurre e semplificare i processi burocratici. Ridurre la burocrazia per nuove imprese e brevetti.

Le mie proposte:

  • Sostenere la piena realizzazione dell’Agenda digitale europea prevista in Europa 2020 anche in direzione di una semplificazione e sburocratizzazione di procedure e processi
  • Semplificazione e meno regolamentazione per le imprese sull’uso delle tecnologie
  • Aumentare l’uso delle tecnologie per favorire la partecipazione alla vita politica europea
  • Promuovere percorsi di formazione all’uso intelligente e sicuro delle nuove tecnologie anche al fine di ridurre fenomeni di analfabetismo digitale
  • Diffondere una cultura sociale dell’uso delle tecnologie in grado di valorizzarne i punti relazionali di forza e di ridurne, per contro, gli aspetti negativi
  • Favorire l’utilizzo del web in chiave attraverso il web tutti (Diritto alle tecnologie)

CITTADINANZA: chi nasce in Italia è europeo

Il problema dell’integrazione deve essere affrontato in una prospettiva europea secondo una progettualità che deve coinvolgere tutti i Paesi e non solo quelli che confinano con le aree di ingresso. Lampedusa deve diventare frontiera d’Europa. La gestione efficace del fenomeno migratorio può essere soltanto a dimensione europea, in cooperazione con tutti i Paesi coinvolti, mettendo al centro le persone e applicando il principio della equa distribuzione delle responsabilità. Vogliamo una vera politica europea di immigrazione, che promuova un governo collettivo dei flussi migratori, che definisca criteri uniformi per aprire canali di ingresso sulla base dei bisogni dei mercati del lavoro, gestendo la mobilità in cooperazione con i Paesi di origine e transito sulla base di accordi che non abbiano al centro soltanto la riammissione, ma lo sviluppo economico, sociale e democratico dei Paesi coinvolti.

Vogliamo un’Europa dove l’asilo sia un diritto garantito ovunque allo stesso modo. Per far questo, tutti i Paesi membri devono applicare le nuove norme su accoglienza, procedure, diritti del richiedente asilo. Ma questo non basta: occorre flessibilizzare le norme del sistema di Dublino, inserendo un meccanismo vincolante di solidarietà per tutti gli stati membri in caso di necessità. L’Europa non può restare inerte davanti al dramma della guerra, come nel caso siriano. Le persone non devono essere obbligate a morire in mare per ottenere asilo: occorre definire modalità per l’esame delle richieste di asilo e di protezione già nei Paesi terzi, in collaborazione con l’ACNUR e con OIM. Occorre poi valutare norme comuni europee per concedere visti umanitari già in loco, con il sostegno della rete di ambasciate e consolati dell’UE nel mondo.

Le mie proposte:

  • Una direttiva europea che definisca criteri uniformi in tutta l’UE per l’ingresso e il soggiorno di cittadini stranieri per motivi di lavoro, comprendente un nucleo duro di diritti e doveri dei migranti; la definizione di partenariati di mobilità con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori, a partire da un Patto rinnovato dell’UE con i Paesi del bacino del Mediterraneo, per la lotta al traffico di persone, il controllo congiunto delle frontiere, l’apertura controllata di canali legali di ingresso nell’UE, il sostegno alla democratizzazione e allo sviluppo economico e sociale e alla cooperazione culturale. L’applicazione espansiva del “pacchetto asilo”, in particolare delle direttive sull’accoglienza dei richiedenti asilo, sulla definizione dello status di richiedente asilo, su una procedura uniforme europea per l’esame delle domande di asilo
  • Promuovere il varo di un meccanismo europeo vincolante di solidarietà, fondato sull’articolo 80 del Trattato sul funzionamento dell’UE, che obblighi tutti i Paesi membri a farsi carico delle responsabilità derivanti dall’accoglienza delle persone bisognose di protezione e del controllo delle frontiere europee, incluso del salvataggio in mare
  • Rendere flessibile l’applicazione del regolamento Dublino tre, evitando automatismi nel trasferimento delle persone verso il Paese di prima accoglienza, per non lasciare soli i Paesi più esposti, e concordando una applicazione rispettosa del principio di solidarietà tra Paesi membri.
  • Promuovere l’uso efficiente e mirato dei Fondi europei del settore e in particolare del Fondo Asilo e Immigrazione
  • Promuovere una riflessione in seno all’Unione europea sull’estensione dell’accesso alla cittadinanza per i “nuovi Europei” residenti di lunga durata e in particolare per i bambini nati in Europa da genitori stranieri

Cambiamo verso all’Europa. L’Italia è pronta.