Servizi sanitari ai più deboli. Festeggiamo insieme i 10 anni della Fondazione Guido Franzini di Reggio Emilia

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È da considerarsi nuovo punto di partenza il convegno sulla salute dei migranti che avrà luogo al Palazzo del Capitano del Popolo, a Reggio-Emilia, il prossimo 14 aprile, sul tema “Lavoriamo per arrivare a tutti: immigrazione, accoglienza, salute”.

L’occasione ci è offerta dalle esigenze di festeggiamento del decimo anniversario della Fondazione Guido Franzini, che proprio a Reggio Emilia presta gratuitamente numerosi servizi sociosanitari a persone indigenti, fra cui molti immigrati.
Su questo tema, la posta in gioco è di fondamentale importanza: si tratta di ribadire, in questi tempi in cui sembra trionfare l’anomalo binomio immigrazione-sicurezza, la necessità di garantire ad ogni persona i propri diritti fondamentali, il primo dei quali mi sembra possa essere il diritto alla salute. Il nuovo e più adatto binomio diventa quindi immigrazione-diritti, che nel trattarlo, ci permette di preservare le dignità della Persona che sta in ognuno di noi.
Che la fondazione Guido Franzini ne abbia fatto il proprio motto lo certificano le azioni messe in campo, in totale coerenza con la missione solidale che l’ha vista nascere. Il diritto alla salute è un diritto universale, e di fronte ai numerosi ed insidiosi rischi a cui sono esposte le persone indigenti, la società ha il dover morale e costituzionale di proporre rimedi, di sviluppare soluzioni svincolate da esigenze pecuniarie.

Sul principio dell’universalità del diritto alla salute, declinato verso la popolazione italiana d’origine straniera si schierano numerose istituzioni ed organizzazioni. Occorre ricordare che sul tema l’Italia non parte da zero, ma anzi la penisola registra un vero e proprio Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti (INMP), che lavora anche per il contrasto delle malattie della povertà. Diversi anni fa ormai, questa e molte altre organizzazioni hanno portato alla ribalta la nozione della medicina delle migrazioni, intendendo con questa sottolineare il collegamento diretto fra la cultura e la medicina. Un rapporto questo stretto, che nel campo delle migrazioni porta gli specialisti ed i loro pazienti migranti a dover considerare elementi culturali distanti, a volte contrastanti, che minano la salute.

Il ministero della salute è impegnato sulla materia, cosi come le regioni, che nel sistema sanitario nazionale sono il perno. Poi ci sono i comuni che attraverso gli assessorati alla salute contribuiscono al completamento della definizione delle politiche sanitarie italiane. Accanto a queste istituzioni, numerose organizzazioni del privato no-profit offrono, con il concorso di medici volontari, soluzioni valide per la cura di persone che per diversi motivi non riescono a rientrare nei circuiti “normali” della cura.

Se qualche decennio fa l’assistenza agli immigrati indigenti era opera esclusiva di medici italiani, la crescita del numero di laureati immigrati in Medicina in Italia sta facendo subentrare nuove figure, che combinano competenze scientifiche mediche con quelle culturali per offrire soluzioni sempre più adeguate ai pazienti migranti. L’utilità di questa duplice competenza inserita negli ospedali ma anche nel mondo del volontariato sta producendo ottimi risultati in alcuni campi di specializzazione quali la ginecologia.

Qual è l’impatto della cultura del paese ospitante sulla salute di un migrante? Questa potrebbe essere la domanda che riassume la problematica e che ci spinge a fare considerazioni di varia natura, nel tentativo di dare una risposta soddisfacente.
L’età ed il genere del migrante, la qualità della sua alimentazione, la sua disponibilità economia, le sue difficoltà d’inserimento e di adattamento in ambiti ospedalieri, l’alto rischio di solitudine e di isolamento, le esigenze di normalizzazione della comunicazione medico-paziente sono alcuni degli argomenti d’interesse della medicina delle migrazioni che saranno oggetto di riflessione al convegno di Reggio Emilia, dove sono stati invitati professionisti ed esperti in materia di salute delle persone indigenti.
Nuovo punto di partenza, lo è anche per me che in qualità di medico, da sempre m’interesso della medicina delle migrazioni, settore per il quale sono stata per lunghi anni anche medico volontaria oltreché cooperante.

Vi aspetto sabato 14 aprile a Reggio Emilia, presso la Sala delle Adunanze del Palazzo del Capitano del Popolo.

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