Il caso Mimmo Lucano a Riace: la solidarietà non è reato

Nonostante gli impegni della seduta plenaria al Parlamento Europeo in corso in questi giorni, non smetto di pensare all’assurdo teatrino che pare stia andando in scena sul tema di Riace e del suo sindaco Mimmo Lucano.

Ho cercato di leggere con attenzione le motivazioni del P.M. che hanno portato all’arresto di Lucano: di certo, per ora, i rilievi fatti sulla presunta irregolarità dell’assegnazione dei servizi della raccolta dei rifiuti sono da tenere ben separati dalle questioni legate alle politiche di accoglienza realizzate nel comune calabrese. Proprio per questo, mi sorprende constatare come tra i capi d’accusa sia proprio il “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” ad aver preso il sopravvento nella ribalda mediatica: a mio parere si tratta di elementi pretestuosi, ma di certo i legali del Sindaco sapranno chiedersi – e possiamo farlo anche noi – quale possa essere il tornaconto del Sindaco nel celebrare matrimoni altrui.

Quello che è certo è che il caso scoppia in un momento in cui si assiste ad una continua ricerca del capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica: un capro espiatorio creato a regola d’arte come diversivo alle evidenti difficoltà che il governo italiano sta riscontrando nel mantenere le grosse promesse elettorali espresse a gran voce per mesi e mesi.

Proprio in questo senso, il decreto Salvini nasce per restringere ancora di più il legittimo esercizio del diritto di asilo: una decisione, quella del Ministro dell’Interno, che giova alla propaganda della Lega. Da una parte infatti il decreto mira ad aumentare il numero delle persone irregolari, dall’altra espone al rischio di denuncia tutti gli amministratori che si impegnano per far valere il principio di solidarietà sancito dalla nostra stessa Costituzione. Un decreto che crea quindi più insicurezza, e che mira ad abbattere le numerose iniziative concrete di accoglienza e integrazione.

Sembra quasi che Salvini voglia accusare le persone del “delitto di solidarietà”, una stortura contro la quale dobbiamo combattere con forza.

 

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